Dalla riabilitazione integrata oncologica al reinserimento lavorativo: progetto pilota della Ass. Onconauti

Sono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine),in aumento dunque se si considera che nel 2016 erano 365.800. Questi sono i dati riportati in “I numeri del cancro in Italia 2017”, il censimento ufficiale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica-AIOM e dell’Associazione Italiana Registri Tumori-AIRTUM, giunto alla settima edizione. Per fortuna, grazie alle terapie e agli strumenti di diagnosi, oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, addirittura il 24% in più rispetto al 2010.  La maggior parte di queste ultime riprende il lavoro dopo le cure, ma risente ancora delle sintomatologie e disabilità di lungo termine e si ritrova a dover affrontare l’ansia dei controlli di routine (il cosidetto follow-up). Questa situazione che è disabilitante per la persona, ha anche un impatto socio-economico che ricade sulla spesa sanitaria e sulla perdita di produttività. Diventa allora sempre più importante promuovere programmi ben strutturati di riabilitazione oncologica volti anche al reinserimento lavorativo.   L’Associazione Onconauti nasce proprio da questa consapevolezza, promuovendo interventi riabilitativi che integrano discipline tradizionali occidentali (alimentazione, supporto psicologico, fisioterapia, ecc.) con discipline che hanno un approccio mente-corpo (yoga, shiatsu, agopuntura,ecc.) per il recupero della piena funzionalità della persona.

Il percorso proposto è volto a dare strumenti concreti per il recupero del benessere psico-fisico, in modo che ogni individuo possa diventare soggetto attivo nel percorso di guarigione, andando a sviluppare così anche la capacità di resilienza in ogni contesto, compreso quello lavorativo. Ed in effetti, le Linee Guida ASCO (American Society of Clinical Oncology), pubblicate nel 1999 e riaggiornate nel 2014, confermano la nostra strategia di intervento, supportando la pratica dello Yoga e per la riduzione della fatigue (enorme senso di spossatezza e di stanchezza). Al contrario, fanno notare che, allo stato attuale della ricerca, ci sono poche evidenze a favore dell’uso di psicostimolanti per la gestione di questo sintomo post terapia. La conferma più importante è arrivata da una ricerca condotta dal Centro Studi della Ass. Onconauti, in collaborazione con il Dipartimento di Igiene e Promozione della Salute AUSL Bologna su un gruppo di 70 pazienti lungo sopravviventi. È stata condotta un’analisi della varianza (ANOVA) sui questionari  POMS. L’analisi statistica ha dimostrato un miglioramento significativo (tra p<0,000 e p<0.002) in tutte le aree, specialmente in quelle della tensione-ansia , rabbia-ostilità e fatigue-inerzia. Inoltre, nel 50% dei partecipanti abbiamo riscontrato un miglioramento nella percezione del dolore. Infine, l’84% dei partecipanti ha manifestato un miglioramento nel controllo dello stress. Inoltre, i partecipanti hanno commentato positivamente i corsi, hanno mostrato apprezzamento e una maggiore capacità di rilassamento. I questionari di soddisfazione  somministrati  indicano il miglioramento di diversi sintomi tra i quali: la qualità del sonno, la forza fisica, la riduzione dell’ansia, ecc.

Il nostro studio conferma che un percorso di riabilitazione integrata può non solo migliorare il benessere fisico ed emotivo dei lungo sopravviventi, ma anche avere un impatto positivo sul momento del reinserimento lavoratico. Si auspica che i programmi di una possibilità concreta ed un percorso standard anche all’interno delle aziende.

Gli Onconauti

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